Ripensando al post che ho scritto su Infinite Jest, mi è rimasta addosso una riflessione che va oltre il libro.
Wallace immaginava un intrattenimento perfetto, qualcosa di talmente coinvolgente da risucchiare completamente chi lo guarda, fino a renderlo incapace di fare altro. Una specie di piacere assoluto, senza sforzo, da cui non si vuole più uscire.
Quando l’ho letto anni fa, mi sembrava un’idea estrema, quasi paradossale.
Oggi, sinceramente, mi sembra molto meno lontana.
Basta guardarsi intorno.
Gli smartphone sono diventati sempre più veloci, sempre più ‘intelligenti’, sempre più ‘facili’ da usare.
E adesso con l’IA (che non smetto MAI di ricordare cosa è: un LLM, un modello linguistico) il processo si sta accelerando ancora di più. Tutto è immediato, tutto è ottimizzato, tutto è pensato per ridurre lo sforzo al minimo.
Non devi più cercare, ti viene suggerito.
Non devi più pensare troppo, ti viene semplificato.
Non devi più aspettare, hai tutto subito.
E questa cosa, che da un lato è comodissima, dall’altro inizia a somigliare sempre di più a quella intuizione di Wallace.
Non serve un film “perfetto” che ti blocca davanti allo schermo.
Basta un flusso continuo di contenuti, notifiche, suggerimenti, intrattenimento senza fine.
E piano piano ti ritrovi dentro, senza nemmeno accorgertene.
⚠️ Non è un discorso contro la tecnologia, anzi.
Gli smartphone oggi sono incredibili, e anche l’"IA" apre possibilità enormi.
Però la sensazione è che qualcosa stia cambiando nel modo in cui li viviamo.
Non sono più solo strumenti.
Sono ambienti in cui passiamo sempre più tempo, i "nuovi" Facebook e TikTok.
E forse il punto non è nemmeno quanto siano avanzati, ma quanto siano coinvolgenti nel modo giusto o sbagliato.
Perché la linea tra utile e dipendenza, comodità / passività, intrattenimento / anestesia è sottile.
Infinite Jest non dà risposte facili, ma mette davanti a una domanda molto semplice e molto scomoda.
👉 Cosa succede quando ciò che ci piace di più è anche ciò che ci tiene fermi?
Non ho una risposta precisa.
Però ogni tanto, guardando quanto tempo passiamo sugli smartphone, e quanto l’"IA" stia rendendo tutto ancora più immediato, la domanda torna.
E forse vale la pena fermarsi un attimo a pensarci. 🙂