Ieri, finalmente, ho visto il film in compagnia di Nunziante — che lo aveva già visto giovedì ma, parole sue, se lo è rivisto solo per guardare la mia faccia e le mie reazioni — di Luigi e di Enzo, due fan “sfegatati” come me, e naturalmente della mia family.
L’attesa era enorme. L’emozione, inutile dirlo, alle stelle. Però ho scelto volutamente di non seguire troppo il rumore mediatico e social intorno al film. Volevo arrivarci pulito, senza condizionamenti, senza farmi trascinare né dall’entusiasmo generale né dalle critiche preventive. Anche perché ero consapevole di una cosa: raccontare Michael Jackson è quasi impossibile. E il rischio di non rendere giustizia alla sua grandezza era altissimo.
Non voglio girarci troppo intorno: per me il film è un capolavoro. Punto.
A mio parere, dalla sua scomparsa in poi, è l’evento a lui dedicato più significativo di tutti. E soprattutto per noi fan rappresenta forse il tributo più sentito, più emozionante e più bello.
Anche Nunziante, da grande appassionato e conoscitore di cinema, è rimasto colpito dall’eccellente montaggio del film. E questa, per me, è stata un’ulteriore conferma: non era solo l’occhio del fan a parlare.
Certo, qualche piccola imprecisione c’è stata. Una, ad esempio, non è sfuggita proprio all’occhio attento di Nunziante: il poster di Robin Hood nella stanza di Michael nel 1971, quando il film in realtà sarebbe uscito nel 1973. Dettagli, certo. La sbavatura più evidente, secondo me, è stata forse l’eccessiva importanza data alla figura del suo avvocato. Però, se non sbaglio, ha avuto un ruolo nella realizzazione del film, e questo rende la scelta più comprensibile.
Imitare Michael, secondo me, è impossibile. L’ho pensato anche vedendo Cortes a inizio mese: in alcuni momenti, più che un’imitazione, mi sembrava quasi una caricatura. Qui, invece, il lavoro fatto è davvero impressionante. Il nipote riesce non solo a somigliargli, ma in certi momenti quasi a incarnarlo. E non era affatto semplice.
Il film, come avevo immaginato, si ferma alla Bad era, lasciando fuori capolavori assoluti come Smooth Criminal e Man in the Mirror. Ma dai titoli di coda sembra abbastanza chiaro che ci sarà un sequel, anche se Enzo si augura che si fermino qui, data l’enormità e la sempre maggiore difficoltà degli argomenti che si dovrebbero trattare.
Grazie a quanti hanno realizzato questo film meraviglioso.