L’Italia fuori dai Mondiali, ormai, non fa più effetto solo come delusione sportiva. Fa effetto soprattutto perché rischia di diventare abitudine.
A calcio si può perdere, certo. E come diceva mio padre, il pallone è rotondo: nel calcio c’è sempre una parte di imprevedibilità, di episodio, perfino di casualità. ⚽
Ma quando certe esclusioni si ripetono, non si può più parlare solo di sfortuna o di serata storta.
Ed è questo il punto più amaro: non il fatto di aver perso, ma il fatto che una cosa che un tempo sarebbe sembrata impensabile oggi quasi non sorprende più. E quando una nazionale come l’Italia smette di sorprendersi delle proprie cadute, allora il problema non è più la partita singola. È qualcosa di più profondo.
Perché i Mondiali, per noi italiani, non sono mai stati solo calcio. Sono stati memoria collettiva, abitudine familiare, linguaggio comune. Io credo che ogni generazione abbia il "suo" mondiale del cuore. Il mio è stato il magico Italia '90... Ricordo con nostalgia le spillette a forma di omino con la testa a forma di pallone... Restare fuori dai mondiali non significa solo mancare un torneo: significa perdere un pezzo di racconto nazionale.
Si parlerà di colpe, di errori, di allenatori, di federazione, ma il nodo vero, secondo me, è che il calcio italiano continua da troppo tempo a vivere più di nostalgia che di costruzione. 😔
La speranza è che questa ennesima esclusione serva almeno a una cosa: a smettere di cercare soltanto il colpevole del momento e a cominciare finalmente a guardare il problema nella sua interezza.